Caso Orlandi, terra nella cripta del boss

Roma. Il mistero sulla scomparsa di Emanuela Orlandi si arricchisce di un nuovo elemento. La presenza, ritenuta insolita, di tracce di terriccio all’interno dell’ossario di Sant'Apollinare, che fino ad alcuni mesi fa ospitava la tomba del boss della Banda della Magliana, Enrico De Pedis, ha spinto la procura di Roma, titolare delle indagini su Emanuela, a proseguire le ricerche nella cripta. La novità determinerà uno slittamento di qualche mese della conclusione dell’inchiesta sulla scomparsa della ragazza, figlia di un dipendente vaticano, avvenuta in circostanze misteriose il 23 giugno del 1983.
Le analisi sulle ossa
Nel frattempo, gli inquirenti attendono di conoscere l’esito delle analisi sulle ossa trovate nella cripta e considerate dagli esperti compatibili, tenuto conto dell’età della ragazza e del periodo storico, con l’oggetto dell’indagine. Al momento, gli specialisti del Labanof, il laboratorio milanese di antropologia e odontologia forense fondato dalla professoressa Cristina Cattaneo, hanno analizzato metà dei reperti ossei, alcuni dei quali sono stati spediti negli Usa per ulteriori approfondimenti.
Le tappe della vicenda
La pista investigativa che attribuisce il sequestro di Emanuela Orlandi alla Banda della Magliana prende spunto dalle dichirazioni di Sabrina Minardi, legata sentimentalmente al defunto boss Enrico De Pedis, sepolto nella Basilica di Sant’Apollinare. Nel 2008 la Minardi racconta agli inquirenti che Emanuela fu uccisa e il suo corpo fu gettato in una betoniera a Torvajanaica. A maggio 2012 la Procura ottiene il permesso di riesumare De Pedis. Dietro la tomba trovano la cripta con le centinaia di ossa.
 
(Metro)