Dalle italiche colonie a Cinecittà e ritorno

  • Libri/wu Ming 2

INTERVISTA Sepolto in qualche breve paragrafo dei libri di storia, il nostro passato coloniale è un buco nero nella memoria nazionale. Si fa invece carne viva e attualissima nello straordinario racconto di “Timira”, (Einaudi, p.536, 20 euro), di Wu Ming 2 e Antar Mohamed. Timira è il nome della bambola che Isabella Marincola, classe 1925, porta con sè dall’infanzia, feticcio della sua identità divisa tra Africa e Italia.  Lei e suo fratello Giorgio sono figli di un soldato italiano e di una giovanissima somala. Giuseppe Marincola  fa un gesto insolito: decide di riconoscere i due bambini, li sottrae alla madre naturale, li porta in Italia e obbliga la moglie a crescerli assieme ai suoi altri figli. Una convivenza difficile, nell’Italia avviata alla leggi razziali. A farne le spese è soprattutto Isabella, vessata dalla matrigna. Giorgio sceglierà l’azione politica e l’impegno nelle file partigiane, fino a morire a 22 anni a guerra conclusa in un’azione contro i tedeschi in ritirata.
Isabella invece seguirà un suo percorso labirintico e passionale costellato di amori e disavventure: modella e attrice nella dolce vita romana (recita anche in “Riso amaro”),  poi, in una sorta di viaggio alle origini, insegnante di italiano a Mogadiscio, dove resterà fino al 1991 nel pieno della guerra civile, quanto tornerà in Italia come profuga. Antar Mohamed è suo figlio. «Aveva iniziato lei a raccontare la sua storia, ma quando è morta nel 2010 ho pensato che dovevo finire il suo lavoro».

Una vita straordinaria, piena di incontri con personaggi famosi, da Guttuso a Siad Barre, da Corrado Alvaro a  Gassman, da Craxi a  Montanelli. A proposito l’incontro con Montanelli che le offre noccioline mentre posa per un pittore, è vero?
Verissimo, purtroppo. Nel romanzo ci sono alcune parti inventate, ma sono molto poche.

Colpisce la vicenda di questa donna mulatta che attraversa la storia in piena libertà intellettuale, anche sessuale e poi si ritrova a Mogadiscio seconda moglie di un musulmano, tuo padre, che ha già un’altra moglie e 7 figli.  Com’è possibile?
In fondo le andava bene, così non ce l’aveva sempre tra i piedi pensava lei, era un’altra paradossale espressione della sua idea di libertà. Ma quando l’Islam in Somalia si è fatto troppo oppressivo, non ce l’ha fatta più.

Nel libro Isabella sembra sospesa tra due identità.
Lei diceva sempre: sono un’italiana dalla pelle nera, si sentiva italianissima. Ma stava male perché la sua identità veniva messa in discussione dal colore della sua pelle. Persino la fornaia, che la conosceva da 18 anni, un giorno le ha chiesto com’era messa con il permesso di soggiorno. Per questo si è battuta perchè la storia di Giorgio, partigiano dalla pelle nera, decorato, fosse nota. Per questo le storie dei fratelli Marincola vanno assolutamente conosciute.(foto dal sito http://www.wumingfoundation.com/giap/)

PAOLA RIZZI
@paolarizzimanca