Erri De Luca e "Nei libri racconto i miei passi da ubriaco"

Autore fecondo (il suo primo romanzo “Non ora non qui” lo ha scritto che aveva 40 anni), traduttore e poeta col pallino delle lingue, Erri De Luca ha battuto diverse strade prima di dedicarsi anima e corpo alla scrittura. Sempre impegnato e attivo nel sociale, ha lavorato come operaio, magazziniere e muratore. Tutte esperienze che si ritrovano nei suoi libri. L'ultima sua fatica è “Il torto del soldato” presentato all'ultimo Festival delle Letterature di Roma.
Erri qual è il torto di cui parla?Nel 1900 il torto del soldato è obbedire agli ordini, perché il '900 ha inventato la guerra moderna che uccide più esseri indifesi fuori dalle trincee, vite prese a casaccio, come accade ancora nelle infelici spedizioni militari d'oggi. Qui c'è un vecchio soldato obbediente, magari entusiasta, e una figlia che scopre di avere un padre criminale di guerra imboscato. E, pur non condividendone la dannazione, decide che il suo compito è stargli vicino. Il vecchio, dal canto suo, ritiene che il suo torto sia quello di esser stato sconfitto: se avesse vinto ora sarebbe un eroe.
De Luca com'è successo che un bel giorno ha iniziato a scrivere romanzi?Non so come si trasforma la vocazione a scrivere per raggiungere qualcuno che non è lì, in opera compiuta. Quel che è successo a me è una divagazione, un andare per il deserto, a tappe, come il popolo di Israele, come un ubriaco che non trova la via di casa... Io racconto questi passi da ubriaco che l'esistenza mette a disposizione del viandante.
Nella sua vita piena di lavoro e impegni, cosa rappresentano gli amici?Piccole cause quotidiane di cui mi occupo volta per volta.
Viviamo in un'epoca di crisi e siamo tutti un po' indignati. Cos'è per lei l'indignazione?Una sorta di eruzione cutanea che non produce nessun effetto.
“Il torto del soldato”Autore: Erri De Luca Editore: La FeltrinelliCosto: 11 euro, 96 p. Grado: 4 stelle su 5
(Orietta Cicchinelli)