Negli aeroporti del futuro outlet, farfalle e day surgery

Attenzione, viaggiatori. Le vostre noiosissime attese in aeroporto tra poco potrebbero essere solo una vecchia storia. Invece di stare seduti su una poltroncina scomoda, prima del volo magari andrete a farvi una sauna, o cenerete al ristorante o farete un po' di shopping all'ultima moda.Corsi di lingue. Ambulatori di chirurgia plastica. Musei interattivi. Oh, e il volo - ma magari no, non volerete neppure. Benvenuti nell'aeroporto del futuro. «Gli aeroporti stanno cercando di far crescere il rapporto con i passeggeri - osserva Rohit Talwar, CEO della società di ricerca Fast Future, e autore di un nuovo rapporto su come saranno gli aeroporti nel 2025 -Vogliono trasformarsi in mete per lo shopping».Ora del 2025, prevede Talwar, gli scali offriranno anche la possibilità di farsi un intervento di chirurgia estetica. Molti già oggi offrono servizi che hanno poco in comune con gli scialbi duty-free shop cui siamo abituati. «Gli aeroporti sono come cattedrali medioevali - dice Richard Nicholls, direttore editoriale di Future Foundation, un think tank britannico -Hanno qualità architettoniche che non vedi altrove, e definiscono una città. Ma perché i clienti dovrebbero rinunciare a certe aspettative elevate, quando entrano in un aeroporto?». L'aeroporto di Changi a Singapore vanta una fish spa - con vasche con pescetti che operano vere cure di bellezza, rimuovendo la pelle morta - ma anche un giardino di farfalle e organizza visite guidate in città; l'aeroporto di Monaco ha un mercatino natalizio. A Parigi, Orly e Charles De Gaulle offrono lezioni di cucina, mentre l'O'Hare di Chicago ha una fattoria verticale i cui prodotti sfamano i visitatori. Schiphol ad Amsterdam di recente ha esibito un "parco cittadino" che riproduce la luce naturale e suoni animali. L'aeroporto di Helsinki, da parte sua, offre una @home lounge, copia di una casa finlandese, con tanto di design finnico e scaffali pieni di libri. Gli ospiti possono persino prendere in prestito calzettoni di lana. Ma gli hub non intendono fermarsi a questo.  Spiega Talwar: «Gli aeroporti vogliono diventare un posto in grado di attirare anche i non-viaggiatori. Alcuni aeroporti regionali proveranno a ridisegnarsi come outlet, mentre altri si trasformeranno in centri di moda Posti dove la gente andrà per farsi viziare». E poi, magari, se resta tempo, per volare.
(Elisabeth Braw)