Amos Oz: Vi racconto la vita in un kibbutz

Intervista – «Tutti sono compagni, ma ben pochi sono amici». Parola di Amos Oz. Lo scrittore nato a Gerusalemme nel 1939, fa tappa a Roma, ospite dell'XI edizione del Festival delle Letterature (diretto da Maria Ida Gaeta), e presenta la sua ultima creatura “Tra amici”. Da ieri nelle librerie, la raccolta di racconti ricrea il microcosmo di un kibbutz israeliano Anni '50: c'è il giardiniere timido col vezzo di dare brutte notizie, la donna lasciata dal marito per un'altra che le vive accanto, il calzolaio anarchico appassionato di esperanto...
Che libro è “Tra amici”?Un romanzo in otto storie nello stesso luogo, nello stesso tempo e con gli stessi personaggi.
Com'era la vita nei kibbutz e com'è cambiata?Gli Anni '50 erano tempi di straripante idealismo: tutti erano inebriati dalla nascita di uno stato d'Israele e nutrivano grandi speranze nel cambiamento della natura umana. Oggi l'illusione è svanita, l'aspetto ideologico è ammorbidito, e c'è meno intolleranza e rigidità. Si lavora più sodo di quel che si dovrebbe, come accade un po' ovunque, per acquistare cose di cui non abbiamo bisogno, per far colpo su gente che non ci sta nemmeno simpatica.
Ma per trovare pace in Israele su cosa si deve puntare?C'è un dato di fatto che deve darci speranza: la maggior parte del popolo palestinese e israeliano è pronta a un doloroso compromesso storico.
Tra i suoi personaggi spicca Esperanto di cui si raccontano gli ultimi giorni di vita. Emblema della fine di un sogno, di un'illusione, quanto le somiglia?Scampato alla Shoa, Esperanto ha sempre creduto di poter cambiare il mondo: per lui tutti nascono buoni. È simpatico e ricorda un po' me quando avevo 16 anni. Oggi ho imparato che è impossibile cambiare di colpo le cose, ma credo nella gentilezza dei rapporti umani, non credo nella rivoluzione.
E che ne pensa del movimento degli indignati? L'indignazione è una moda, sindrome di debolezza, magro sostituto del dialogo.
Per Amos Oz quanto conta l'amicizia?Tantissimo. Ho 10 amici intimi e mi bastano. Tra questi, c'è mia moglie, che è anche mia amica, e ci sono i miei figli.
E la vita è più luce o più tenebra oggi per lei?Vivere in Israele è come stare sulle pendici di un vulcano in piena eruzione, eppure la gente riesce a pensare ad altro. Proprio come i personaggi dei miei racconti che non dormono per i più disparati e ordinari motivi.
Amos e l'Italia.Questo paese mi ricorda il mio. Gli italiani come gli israeliani sono rumorosi, appassionati. Sembrano appena usciti da un film: di Fellini, però, non di Bergman.

Il 7 giugno Amos Oz sarà con Erri De Luca alla Basilica di Massenzio al Foro (h21) per incontrare il pubblico di Letterature Festival Internazionale di Roma. Ingresso libero fino ad esaurimento posti
(Orietta Cicchinelli)