Rosa Montero racconta una detective androide

Sin  titolo “Lacrime nella pioggia” è chiaro il riferimento a Philip K. Dick e a Blade Runner. E in effetti nel nuovo romanzo di Rosa Montero  si ricrea un mondo fantastico che parte dal discorso finale dell'androide nel film, con due idee fondamentali che vengono dal romanzo di Dick: il fatto che gli androidi hanno poco tempo da vivere e l'idea della memoria artificiale come memoria falsa. Un mondo non catastrofico, non utopico ma molto reale con protagonista la detective replicante Bruna Husky. Un universo dove i replicanti e gli umani convivono ma forse i primi sono migliori dei secondi. Che libertà le ha dato scrivere di fantascienza? Credo che la fantascienza sia un strumento fenomenale per spiegare la realtà. Per raccontare attraverso metafore la condizione umana. Il libro è scandito dal fatto che si sa quando si dovrà morire. Il tema principale qui è la grande tragedia dell'essere umano, il fatto di venire alla luce con voglia di vita, la voglia di percorrere questa avventura umana ma anche la coscienza della morte che ci dà l'idea della condizione effimera della nostra esistenza.   La protagonista Bruna conosce la data della sua morte. Cosa cambia questo? Tutti noi siamo condannati alla mortalità esattamente come Bruna ma la maggior parte di noi riesce dimenticarlo. Lei non lo fa. È il personaggio tra tutti i miei romanzi che mi è più vicino: come lei sono ossessionata dal passaggio del tempo. Una strategia per non morire?Amare, nel senso dello stare con gli altri. Quando riusciamo ad avere una comunicazione vera con qualcuno, quegli attimi magici di perfetta sintonia, allora la morte viene sconfitta. Perché la morte ci aspetta solo nella nostra solitudine.  Antonella Fiori