Cresce il coworking L'ufficio condiviso

Hai un ufficio? Hai qualche scrivania libera? Oppure: sei un libera professionista stufo di lavorare da solo? La soluzione è il coworking: uno stile di vita lavorativo che coinvolge la condivisione di un ambiente di lavoro. Si crea così una rete sociale che mette insieme le più disparate professioni: da chi disegna le barche a chi fa eventi artistici, dai giovani alle prime armi ai professionisti affermati.
Questo il mondo 'del lavorare insieme', un fenomeno che, a quanto pare, piace agli italiani. ''In tre anni la domanda è sensibilmente cresciuta'' spiega  Massimo Carraro, ideatore del progetto Cowo, mirato a diffondere il coworking attraverso un programma di affiliazione, che aggiunge: ''ad oggi abbiamo raggiunto 64 spazi in 40 città italiane".
Oggi il coworking "è quasi di moda'' tanto che è facile incorrere in errori di interpretazione. Per fugare ogni dubbio Carraro definisce il coworking secondo Cowo: ''è la condivisione di un spazio professionale in modo sostenibile, senza gravare sul portafogli, e collaborativo, dove le persone hanno la possibilità di conoscersi''. Per questo, aggiunge Carraro, ''preferiamo ricordare che non si tratta di un'operazione di business ma di sostenibilità''.
I conti parlano chiaro. Per chi ha uno spazio professionale già attivo e vuole aderire alla rete di servizi, Cowo propone, a secondo del pacchetto, 2 due tipi di affiliazione validi entrambi per 12 mesi: uno da 250 euro più iva e l'altro da 500 euro più iva. Cowo oltre a proporsi come punto di incontro tra domanda e offerta, offre anche la garanzia del proprio logo. Una volta affiliato, resta da aspettare la domanda.
L'affiliazione a Cowo richiede espressamente da contratto che i prezzi di una postazione di lavoro in open space non superino i 300 euro + iva mensili e i 150 euro + iva settimanali. All'interno di questi limiti, ogni titolare di Cowo è libero di scegliere il livello di prezzo che ritiene più opportuno. Un prezzo decisamente accettabile se si considerano gli affitti degli uffici nelle grandi città, come Roma o Milano. Il vincolo economico, spiega l'ideatore di Cowo, ''esiste perché non vogliamo speculazioni''. L'attività remunerativa, però, non è da sottovalutare: ''c'è chi addirittura è arrivato ad avere 10 coworker'' ma ''non è la logica che vogliamo far prevalere''.
L'altro paletto imposto da Cowo ''è il presidio dello spazio. Il luogo deve essere la sede di un'attività e garantire, dunque, le 8 ore lavorative. Non si può affittare uno spazio e poi sparire'', altrimenti verrebbe meno l'aspetto della socialità. L'idea, racconta Carraro, ''è venuta prendendo spunto dalla California dove il fenomeno del coworking era attivo tra gli sviluppatori di software'' e in poco tempo ha preso piede anche nel bel paese tanto da non temere confronti: ''Addirittura abbiamo richieste che ci arrivano dall'estero''. Inizialmente, sottolinea Carraro, "ci aspettavamo persone provenienti dal settore comunicazione. In realtà non è stato cosi'".
A sperimentare il coworking "è soprattutto il grande mondo di chi lavora da solo o da remoto". Ma qual è la principale motivazione che spinge qualcuno a sperimentare il coworking? ''Non è solo la sostenibilità economica. C'è anche il fattore della relazione, ossia la sostenibilità umana. Il coworking non è quindi, come qualcuno l'ha definita, un'idea anticrisi ma è l'utilizzo intelligente di una risorsa e dovrebbe far parte della sostenibilità di una città''. Il comune di Milano, ad esempio, ''si è interessato al nostro progetto e ritengo che ogni comune dovrebbe avere uno spazio di coworking. Basta una stanza'' e, a fronte di uno investimento pari a zero, ''tutti gli assessori al lavoro dovrebbero spingere questa modalità lavorativa''.
(adnkronos)