Teatro degli Orrori: "Il nostro mondo Nuovo"

Roma – «Il tema dell'immigrazione è il più paradigmatico dei tempi in cui viviamo. Quando parliamo di globalizzazione, pensiamo a Internet e alla finanza: ci dimentichiamo che globalizzazione vuol dire divisione del lavoro su scala mondiale: emigrazione». Parola di Pierpaolo Capovilla, leader del Teatro degli Orrori, una delle band di punta del nuovo rock italiano, in concerto domani alle 22 all'Orion (info: 0654220870). Il gruppo presenta “Il Mondo Nuovo”, un concept album dedicato al tema dell'emigrazione.
È vero che, in un primo momento, volevate intitolare il disco Storia di un immigrato, citando un celebre album di De André?Avremmo voluto citare Storia di un Impiegato, per onorare la bellezza di quel disco. Poi abbiamo pensato che quel disco, e De André tutto, è troppo bello e troppo importante. Abbiamo, quindi, per pudore, preferito un titolo più nostro, e più metaforico.
Qual è la sua opinione su come l'occidente affronta politicamente il problema dei grandi flussi migratori?L'occidente, ricco e industrializzato, e l'Italia con esso, continuerà ad opporre ai flussi migratori tutta la sua stanca ed ipocrita ideologia identitaria. Nulla può fermare il capitalismo, se non una rivoluzione globale, un ripensamento profondo e generale sullo stato in cui versa il mondo, di cui al capitalismo non interessa un bel niente.
A quale “mondo nuovo” fa riferimento il titolo del disco?Ad almeno due mondi, diversi e contrapposti: quello migliore, certamente possibile, e quello peggiore, molto più probabile.
Quali sono i principali elementi di novità del disco rispetto ai vostri due precedenti lavori? Il Mondo Nuovo è un album di ricerca. Stiamo cercando la cifra stilistica che ci sia più propria. In realtà, ne abbiamo sempre avuta una: quella di non accomodarci sugli allori del passato, e di innovare costantemente il nostro modo di fare musica. Dal punto di vista narrativo, Il Mondo Nuovo ha uno sguardo più "evangelico" sulla società in cui viviamo, “compassionevole” e fraterno. (Stefano Milioni)