"Rossa a rischio collasso servono 30 treni nuovi"

«La Linea Rossa? Senza i nuovi treni, in due anni rischia il collasso». È la previsione di Bruno Rota, 56 anni, chiamato il 13 ottobre dall’allora neo sindaco Giuliano Pisapia a presiedere e dirigere Atm. A lui, appena arrivato, è toccato l’onere di gestire la nascita e i primi mesi di vita di Area C. 
 
Presidente, oggi scatta il secondo mese del provvedimento anticongestione, che bilancio possiamo
trarne?
Siamo molto soddisfatti. Come cittadino dico che è un provvedimento condivisibile. Come manager, sono orgoglioso che tutti, a destra e a sinistra, riconoscano ad Atm che tutto ha funzionato a dovere. Si tratta di un provvedimento giusto, sacrosanto, fatto in continuità con le scelte della precedente amministrazione (Ecopass, ndr), e, soprattutto, fatto bene. Prima, invece, non era stato fatto troppo bene...  
 
I commercianti però dicono che li sta rovinando...
Non mi sembra, purtroppo, che il sabato e la domenica, quando Area C non c’è, i negozi siano presi d’assalto!
 
Vi siete ritrovati un milione di passeggeri in più solo a gennaio. A febbraio sembra che il trend sia simile. Quali sono state le difficoltà?
 Diciamo che abbiamo stimato correttamente ciò che sarebbe successo e il potenziamento necessario.  Varare poi, il 2 novembre, il nuovo sistema di segnalamento, è stata una scommessa azzeccata.
 
Quello ha dato molti problemi e causato ritardi e arrabbiature...
Arrabbiature più che comprensibili, anche se da tre settimane ormai non si registrano disservizi. Il problema è la flotta. Abbiamo convogli di quattro età diverse. Alcuni hanno oltre 40 anni. Il sistema funziona bene con i Meneghini, ma si inceppava talvolta con i vecchi treni. A ciò si deve aggiungere che, per com’è fatta la nostra metropolitana, che è a tunnel unico, se si rompe un treno, i ritardi si ripercuotono su tutti i convogli.  D’altra parte, se non avessimo avviato la sperimentazione, non avremmo potuto portare la frequenza nell’ora di punta a 102 secondi, e quindi, Area C non sarebbe mai partita.
 
Il progetto, a settembre, prevedeva di portare la frequenza a 90 secondi. Si farà?
È difficile. La linea Rossa è al limite dei passeggeri trasportati. Per andare oltre, dovremmo usare treni vecchissimi nell’ora di punta, che potrebbero dare ulteriori problemi.  
 
Lei ha chiesto al Comune 30 nuovi treni solo per la Rossa. Sono realmente necessari?
Senza quei 30 treni, nel giro di due anni, la Rossa rischia di collassare. Per essere chiari: qui non si tratta di non portare la gente all’Expo nel 2015, ma di portare i milanesi al lavoro ogni giorno in condizioni decenti. O comunque migliori di quelle in cui li facciamo viaggiare adesso. 
 
Servono 300 milioni. Palazzo Marino intende  vendere parte di Sea per darveli...
In realtà, ne basterebbero un po’ più di 250 e come li troverà il Comune non mi compete. E poi, non è che il sindaco deve mettere in mano ad Atm tutti i soldi subito. Deve assicurare, come accade tra persone serie, che coprirà il debito. E a Palazzo Marino, ora, ci sono persone serie.
 
Ha anche detto che servono 10 treni sulla Verde, ma che a quelli potete pensarci voi.  Perché questa differenza?
 Perché abbiamo più tempo, la situazione è meno grave. E possiamo attingere a risorse interne. Tuttavia, non possiamo scialare, dobbiamo tenerci delle riserve economiche, perché il Comune talvolta non riesce ad essere un buon pagatore. 
 
In che senso?
Noi non incameriamo i soldi dei biglietti, che vanno all’Amministrazione. Riceviamo, invece fondi dal Comune in base al contratto di servizio. E non sempre arrivano con regolarità.
 
Vantate dei crediti?
Circa 25 milioni, anche per investimenti anticipati da Atm.
 
Mettiamo che arrivi il via libera per i treni, quanto ci vorrà per vederli circolare? 
Almeno due anni, se il fornitore è serio (e ci siamo accorti nostro malgrado che non sempre è tale): vorremmo fare una gara internazionale, aperta. L’ideale cui tendere sono i treni senza guidatore del metrò di Copenaghen, che gestiamo noi di Atm. Ripeto: la situazione è al limite e il tempo stringe.
 
Nei mesi scorsi, lei ha parlato di timbratura in uscita per combattere l’evasione, che fine ha fatto il progetto?
È in stand by. È fattibile nella maggior parte delle stazioni,  non in tutte, a Cadorna no, per esempio.  Il problema è il disagio che arrecheremmo a chi esce: deve essere sostenibile e condiviso da tutti. 
 
Quindi anche da Palazzo Marino...?
Ci piacerebbe essere sicuri che il Comune non sia contrario.
 
Conferma che l’evasione dei biglietti sul metrò è del 2%?
No, è più alta. Quando facciamo controlli capillari, rileviamo un tasso spesso più che doppio!  
 
A proposito dei biglietti, lei aveva proposto prezzi diversi a seconda delle fasce d’utilizzo. È ancora un’opzione?
Sicuramente col biglietto scontato nelle ore di morbida (che è cosa diversa dall’aumento nelle ore di punta) si riuscirebbe a drenare passeggeri  dalle fasce più congestionate. Ma ci siamo fermati.
 
È perché?
Anche per questo ci vuole consenso e sostegno. Ma abbiamo visto che non troppi parevano interessati.
 
A volte, sembra che la Giunta faccia grossi annunci che vi riguardano (non ultimo quello delle fermate rosa in metrò) che poi cadono nel nulla... C’è una difficoltà di comunicazione con l’assessore Maran? 
Il mio principale interlocutore è il Sindaco. E con lui mi intendo a meraviglia.
 
SCHEDA Chi è il n°1 di Atm
Bruno Rota,  56 anni, laureato alla Cattolica di Milano, è stato allievo dell’economista Alberto Quadrio Curzio e per otto  anni professore di Organizzazione e Amministrazione delle Grandi Aziende presso lo stesso Ateneo.
Già giornalista professionista al Sole 24 Ore, è stato manager dell’Iri, dell’Alfa Romeo, della Sme, direttore sviluppo estero di Autogrill, amministratore di Finlombarda e Fincapital, presidente e poi dg di Finagra.
È stato dg e presidente dell’Autostrada Mi-Serravalle, Mi-Tangenziali scelto dal sindaco Gabriele Albertini.
Giuliano Pisapia, l’ha nominato Presidente e Amministratore Delegato di Atm il 13 ottobre del 2011.
 
(Andrea Sparaciari)