Amelie Nothomb Alla ricerca del padre nel cappello del mago

Niente è come sembra nei libri di Amélie Nothomb, 45 anni, segni particolari la tuba nera che porta ovunque. Francese cresciuta in Giappone, Nothomb è una delle scrittrici meno prevedibili e più cult del firmamento europeo. Confessa di scrivere tutti i giorni della sua vita minimo quattro pagine, anche se poi sforna romanzi scarni, veloci e taglienti come schegge. In “Uccidere il padre”, sua ventesima opera, il protagonista è Joe Whip, 15 anni, che ama praticare trucchi di magia. Joe senza padre, un padre lo trova nel mago che lo adotterà (con sua moglie), insegnandogli tutto. Sino al finale a sorpresa.
 Più che un romanzo sull'uccidere il padre è un romanzo sull'essere scelti come figli.È un romanzo sulla scelta dell'affiliazione. All'inizio del libro si ha la sensazione che sia il padre che sceglie il figlio. Invece poi è esattamente il contrario.Qual è il suo rapporto con il mondo dei maghi? Sono molti anni che coltivo relazioni con loro. Da quando ho scoperto che i maghi sono grandi lettori dei miei romanzi. E poi c'è un rapporto tra magia e scrittura. Il personaggio di Joe assomiglia a qualcuno che ha conosciuto?No, ma sono stata un'adolescente anch'io. In psicanalisi “uccidere il padre” ha un significato preciso, significa andare oltre, crescere. Sì è una cosa molto occidentale, mentre la cultura orientale è totalmente estranea a questo. Per gli orientali i padri, gli anziani sono delle divinità da rispettare. Altro fulcro del libro è l'attrazione sessuale che il ragazzo ha per la madre adottiva. Un complesso di Edipo…Uccidere il padre e possedere la madre è uno dei passaggi che vengono identificati nella nostra cultura per diventare adulti. Volevo ripercorrerlo a modo mio, anche per mostrarne la dannazione.
(Antonella Fiori)