Enrico Pieranunzi: "Permutation, il brivido di cambiare" Il jazzista in concerto al

«Fare musica è una possibilità unica di esprimersi, un'opportunità esaltante di immergersi in una ricerca senza fine. È il brivido di scoprire sempre qualcosa di nuovo, attraverso l'improvvisare o il comporre». Parola di Enrico Pieranunzi, uno dei nomi storici del jazz italiano, in concerto stasera alle 21 al Parco della Musica. Il pianista romano presenta con il suo nuovo trio i brani dell'ultimo album "Permutation". (Info: 0680241281) Come è nato il progetto "Permutation"? Dal desiderio di cercare una collaborazione nuova, un cambiamento, un suono diverso da quello precedente. Parlo naturalmente del mio trio "americano".  Per molti anni ho avuto accanto a me i due splendidi Marc Johnson e Joey Baron. Avevo voglia di cambiare e così è nato "Permutation". Può parlare del suo incontro con Scott Colley e Antonio Sanchez, i musicisti che con lei hanno suonato nel nuovo album? Con Colley avevo suonato nel quartetto di Jim Hall. L'avevo naturalmente ascoltato suonare con altri, tra questi Chris Potter. L'incontro con Sanchez è invece avvenuto nel 2008, in occasione del mio "Live al Birdland" dedicato al progetto LatinJazz. Sono due musicisti straordinari, per tecnica e visione musicale. Su quali basi sceglie le sue collaborazioni? Sulla base di un'emozione, di un suono che mi attrae, che mi fa venire voglia di mischiare ad esso il mio suono. Cerco musicisti che sappiano raccontare, dire una storia con il  loro strumento. A volte bastano poche misure per capire se queste qualità ci sono.  Come è cambiato e come si è evoluto il jazz in questi ultimi anni? C'è molta più varietà. Oggi questa parola tuttora magica comprende le espressioni più diverse mentre fino agli anni '70, '80 tutto era più definito, forse più statico e prevedibile. Non c'è da scandalizzarsi. Questa è infatti la caratteristica più affascinante del jazz: quella di non essere un genere musicale ma un modo tutto speciale di rapportarsi alla musica. Ci sono a suo modo di vedere delle peculiarità nel jazz che si fa in Italia rispetto a quello di altri paesi, su tutti gli Stati Uniti? Sì, penso ci sia un eclettismo, una freschezza,  un'attenzione per il mélos che sono specificamente nostre. C'è nel suonare una grande gioia, un atteggiamento  leggero, pieno di grande fantasia, che rappresenta bene il nostro amore per la luce, per la vita. (Stefano Milioni)